Segni di storia nei paesaggi dell’acqua

Vi sono in Sardegna tante tracce archeologiche che seguono l’acqua.

È L’acqua ad aver guidato nuove e straordinarie architetture, ispirazione per gli ultimi secoli della civiltà nuragica, che grazie ad essa, sembra raggiungere il suo apice nell’espressione materiale. Ancora non sappiamo quali siano tutti i motivi per cui, alla fine dell’età del Bronzo e alle soglie dell’Età del Ferro (circa 2900 anni fa), tale elemento diventi così centrale da raccogliere i luoghi della sacralità dell’isola dell’occidente mediterraneo. Sappiamo, però, di quali capacità straordinarie siano stati artefici gli antenati che hanno racchiuso le acque del cielo e le acque della terra in spazi sacri, geometricamente appaganti, architettonicamente stupefacenti. Conosciamo i loro oggetti devoluti all’acqua, emblemi di un culto antico forgiato nel bronzo, incredibili piccole sculture, raffiguranti uomini e donne, guerrieri e sacerdoti, offerenti e fedeli, animali, barchette e navicelle.

Gli antichi geografi riferiscono che le AQUAE dell’isola, oltre ad essere fervide, avevano virtù terapeutiche e venivano utilizzate, in quanto sacre, per ottenere nascoste verità.

Queste doti furono riconosciute dagli stessi Punici che abitarono l’isola e ce lo rivelano i tanti ex voto rinvenuti, a testimonianza di quanto il sacro delle acque potesse risolvere i mali dell’uomo. Importantissime furono per i Romani, che, presso le Aquae calidae della Sardegna, fondarono centri urbani, snodo della antica viabilità. Qui, tra i fumi sulfurei delle antiche vasche, si leggono le iscrizioni che richiamano ai culti delle Ninfe delle acque e ad Esculapio e ancora è possibile fare il bagno nelle vasche da loro costruite. La loro sacralità non si interruppe neanche con la caduta dell’impero Romano e questi furono i luoghi prescelti per edificare chiese in onore dei martiri cristiani, memorie di quanto l’isola fosse un crocevia del Mediterraneo, un susseguirsi di eventi scritti nelle pietre. Piccoli edifici in cui, l’architettura religiosa legata all’acqua anima ancora oggi pellegrinaggi e richiama fedeli a raccolta, come se nulla fosse cambiato.

I Luoghi

  • Fonte sacra di Su Tempiesu (Orune -Nuoro)

La fonte sacra di Su Tempiesu è l’unica testimonianza originale delle strutture in elevato e della copertura dei pozzi e delle fonti sacre nuragiche. Si affaccia in una valle coperta da macchia mediterranea e boschi di lecci e sugherete.

  • Complesso nuragico di Romanzesu (Bitti –Nuoro)

In un fitto bosco di sugherete tra Bitti e Buddusò si trova uno dei più importanti complessi abitativi e cultuali della Sardegna nuragica, una complessità monumentale sconosciuta con un centinaio di capanne, cinque edifici di culto, un tempio a pozzo, due templi a megaron e un grande recinto cerimoniale, con un probabile percorso rituale, quasi labirintico e una struttura rettangolare che durante gli scavi restituì eccezionali rinvenimenti di monili d’ambra del Baltico.

  • San Saturnino de Usulvisi e le Aquae Lesitanae (Bultei,Benetutti- Sassari)

Il geografo Tolomeo racconta dell’antico centro urbano di Lesa e delle Ydata Lesitanà, le Aquae Lesitanae. Ancora non è nota la corretta localizzazione di questa antica città lungo lo scorrere del fiume Tirso, ma i ritrovamenti in tutta l’area, che  testimoniano il culto ad Esculapio, non lasciano dubbi sull’importanza del luogo. Note sono le vasche romane dove ancora oggi affiora l’acqua sulfurea e dove ancora è possibile immergersi e fare il bagno.  Qui la chiesa romanica di San Saturnino de Usulvisi del 1163, semplice edificio in pietra basaltica a una navata caratterizzata dalla sua posizione paesaggistica e dal fatto di ergersi sui resti di un imponente complesso nuragico, resta il presidio dell’importanza storica del posto.

  • Acque Ypsitanae a Forum Traiani (Fordongianus – Oristano)

Il complesso termale, tra i più importanti della Sardegna, gravita sul sito urbano di “Forum Traiani”. L’abitato, di fondazione tardo repubblicana, fu costituito dall’imperatore Traiano come centro di mercato tra le comunità dell’interno e le popolazioni romanizzate dell’entroterra del golfo di Oristano. Le terme del I e del III sec. d.C. hanno acque che sgorgano a 54° dalla trachite vulcanica con un impianto incentrato sulla “natatio“, utilizzato a scopi terapeutici ed uno a riscaldamento artificiale (frigidarium, tepidarium, calidarium) destinato ai bagni igienici. Qui erano noti i culti alle ninfe delle acque e ad Esculapio, qui vi furono ritrovate dediche all’imperatore Caracalla e la sacralità dell’acqua mantenne il luogo quale un centro di incontro tra genti e culture, crocevia della viabilità romana che collegava il Sud dell’isola con il Nord tra Caralibus (Cagliari) e Tibula (l’attuale Castelsardo) e la parte occidentale e orientale. Qui il 21 Agosto del 304 d.C. trovò il martirio San Lussorio, uno dei santi più venerati dell’isola a cui è dedicata una chiesa del XII sec. che cela la cripta mosaicata a lui dedicata.

Ancora oggi le aquae calidae di questo luogo non perdono di fascino e con i loro fumi tra le pietre squadrate in trachite rosa mantengono la sacralità del posto.

  • Pozzo di Santa Cristina a Paulilatino (Paulilatino – Oristano)

Santa Cristina costituisce una delle più importanti aree sacre della Sardegna nuragica. Il complesso comprende a Nord Ovest un pozzo sacro nuragico, una grande capanna delle riunioni e diversi ambienti, circondati da un recinto murario. A Sud Ovest dell’area un Nuraghe monotorre e un villaggio. Il pozzo sacro, grande attrattiva di questo luogo, è costituito da un atrio, una scala discendente e una tholos sotterranea che custodisce acqua sorgiva, particolarmente abbondante nell’inverno e in primavera. Furono rinvenuti bronzi siro palestinesi, degli inizi del I millennio a.C. , fibule bronzee e una navicella nuragica. Tanti gli ex voto con teste di dea, kernophoros, risalenti a età tardopunica, quando il santuario fu consacrato a Demetra e Kore e più tardi in età Romana a Cerere. Questa internazionalità dei ritrovamenti, questa continuità di occupazione, testimonia quanto il luogo, vista la sua sacralità, fosse centrale e catalizzatore di genti e popoli.

Qui ancora oggi si incontrano i fedeli che fanno il pellegrinaggio alla chiesa campestre di Santa Cristina, edificata in età medievale, tra il Nuraghe e l’area del pozzo, trascorrendo i nove giorni precedenti alla festa nel piccolo villaggio di casette intorno alla chiesa, chiamate muristenes o cumbessias.

  • Santuario Nuragico, Pozzo sacro e chiesa di Sant’Anastasia, Sardara (Sardara – Cagliari)

Il tempio di Sant’Anastasia sorge presso l’omonima chiesa, nella parte alta di Sardara nel Campidano centrale. Un vero e proprio santuario religioso di età nuragica con al centro un tempio a pozzo e un articolato insediamento civile e religioso di capanne racchiuso all’interno di un grande recinto di pietre. Al centro di una delle capanne circolari, dotata di banconi-sedili, fu ritrovato un modellino di nuraghe in arenaria e diversi ripostigli di bronzi e le testimonianze della lavorazione sul posto di manufatti metallici. L’area fu utilizzata per finalità religiose anche dopo l’età nuragica e lo dimostrano i resti di ceramiche puniche  e il primo impianto di età bizantina della chiesa di Sant’Anastasia, oggi visibile e risalente al XV secolo.