<<Il vento, non arrivato ancora al massimo della sua forza, aveva una voce d’invito, come una musica che eccita alla danza o alla marcia: e doveva essere di nuovo qualche cosa di atavico, quel desiderio di mescolarsi e combattere con gli elementi, che mi spingeva verso la spiaggia>>. (da ‘Il paese del vento’ di Grazia Deledda, Premio Nobel per la Letteratura 1926).

La Sardegna è terra del silenzio e del vento che percorrono ampie distese vuote dalla presenza umana in passato e ancor oggi, capaci, in particolari luoghi, di dare forti emozioni. Lo spazio aperto, dove lo sguardo tende all’infinito, arriva prima o poi verso il mare. La vista dai luoghi più alti, nei giorni in cui il vento ripulisce l’aria si spinge ai confini dell’isola: il Mediterraneo. Ci spinge a confini di paesaggi che sono anche monti, valli, fiumi, oltre i quali, si sa c’è il mare.

Da quassù, dove lo sguardo sembra governare gli spazi, l’uomo ha cercato di lasciare la sua traccia, la sua presenza, racchiusa tra l’aria e il vento.  A volte luoghi difficili, ma non irraggiungibili, a volte luoghi insoliti, in cui le pietre accolgono il vento e insieme parlano e ci raccontano come osservare i paesaggi.

Luoghi 

  • Sos Nurattolos (Alà dei Sardi- Sassari)

Quasi in cima alla punta di Senalonga, in mezzo a massi di granito rosa, a 1000 mt s.l.m, sorge il sito nuragico di Sos Nurattolos. Una fonte sacra con recinto, una capanna delle riunioni, un tempio “a megaron” e un villaggio di capanne, databili tra il 1200 e il 900 a.C. sono i monumenti di un sito nuragico inerpicato tra i monti, nell’apparente nulla di rocce e arbusti che si precipitano a valle. Da qui un salto degli occhi a distanza sull’alto pianoro circostante, verso i monti di Buddusò e verso la Valle del paese di Alà dei Sardi. Forse non fu casuale la scelta di questo luogo per erigere un’area sacra.

  • Castello di Burgos (Burgos – Sassari)

Scenograficamente isolato, arroccato sui graniti del Goceano, affacciato sull’alta valle del Tirso con il piccolo borgo ai suoi piedi, il maniero evoca il fascino delle fortificazioni legate al Medioevo. Il Medioevo che in Sardegna fu dei Giudicati, i quattro regni in cui era suddivisa l’isola. Un medioevo isolano differente e originale. E proprio dal Giudice di Torres, Gonario II, tra il 1129 e il 1132, fu voluta l’edificazione del Castello del Goceano. Tra la triplice cinta di mura con le feritoie e la grande torre centrale che oggi si può ammirare, si svolse una parte importante della storia dell’isola. Il castello, vista la sua posizione fu conteso prima fra i giudici sardi, poi fra quelli di Torres e i Pisani e infine tra gli Arborea e gli Aragonesi.

Qui, tra storia e leggenda, si narra di Prunisinda, moglie del Giudice Costantino di Torres che, verso il 1195 fu prima tenuta prigioniera del castello dal Marchese Guglielmo I di Massa e poi rapita dai suoi armati, per trovare infine la morte a Santa Igia. Qui, si narra che Adelasia de Lacon Gunale, ultima regina del Regno di Torres, dopo essere stata abbandonata dal marito Enzo di Svevia, figlio illegittimo di Federico II, esiliatasi volontariamente nel castello, non avendo eredi, decise, sentendo avvicinarsi la morte, di donare il suo regno alla chiesa, facendo così cessare il giudicato di Torres. Ma il castello, in virtù la sua posizione, non smise di avere un suo ruolo chiave nel territorio sino alle soglie del 1600, e tutt’oggi è evocazione di tempi affascinati di dame e cavalieri.

  • Monte Santo (Siligo Sassari)

Al centro del Meilogu, cuore a sua volta del Logudoro si scorge un tavolato basaltico. La sua forma lo rende caratteristico e riconoscibile, agli occhi di un bambino appare come un vulcano: è Monte Santo.

Sulla sua cima si trova la chiesa medievale del XI secolo dedicata a Sant’Elia (profeta biblico) e al profeta Enoch discepolo di Elia, che in Logudoro è creduto Santo. Nel 1065 sorse qui la prima comunità benedettina giunta in Sardegna da Cassino e forse, il silenzio di questo monte, infranto solo dal vento, lo rese luogo ideale per la contemplazione e la preghiera, per la ricerca di sé stessi e di Dio, così come chiedeva la regola ‘Ora et Labora’ di San Benedetto.

Dal pianoro la vista spazia sul Campo di Ozieri fino al Monte Limbara e alla zona del Sassarese, arrivando, nelle giornate terse a permettere di allungare lo sguardo sino alla penisola di Stintino, sino al mare.

  • Il Castello Malaspina, il colle di Sant’Antonio e il colle di Bonaria (Osilo- Sassari).

Sono tre le cime che costituiscono il Monte Tuffudesu. Svetta sulla cima più settentrionale il borgo di Osilo arroccato sotto il Castello. Sorse quassù nel XIII sec., per volontà della famiglia lunigiana dei Malaspina, che offrì agli abitanti del villaggio di Ogosile situato a valle, protezione dai rischi in cima al colle. I signori della toscana, riorganizzarono così il villaggio secondo le architetture signorili, in cui ogni fila di case costituiva una linea di difesa della residenza del signore. Il Castello divenne il fulcro di tutto il territorio circostante e, tutte le attività degli abitanti del villaggio ricaddero sotto il controllo esercitato dal maniero sulla cima del colle, rappresentando l’essenza stessa del potere.

Sul colle di mezzo del Tuffudesu, si trova la chiesetta di Sant’Antonio e sulla cima più alta la chiesa del XVIII secolo dedicata alla vergine di Bonaria che da’ il nome al colle.

Dai tre colli la vista spazia sulle valli interne del Logudoro, ma arriva sino alla costa del Nord e a Castelsardo, abbracciando il golfo dell’Asinara sino a Stintino e il panorama non si ferma giungendo sino ad Alghero e alla costa occidentale. Questo sguardo fino ai confini era lo stesso con i quali gli abitanti di queste terre, nel Medioevo governavano i loro paesaggi, i loro pascoli e le loro terre, le loro vie e i loro…mari.

  • Monte d’Accoddi (Sassari)

Un monumento preistorico unico nel Mediterraneo. Prende il nome “monte di pietre” poiché si presentava prima degli scavi, come un piccolo colle di pietre che svettava sulla piana circostante.

È un altare a gradoni frutto delle stratificazioni murarie delle genti che abitarono la Nurra dal Neolitico sino alle prime età dei metalli. Questo luogo fu punto di incontro tra gli abitanti dei villaggi circostanti; un luogo in cui si concentrano i venti da settentrione, da oriente e da occidente, dal 4000 a.C., divenne un luogo sacro per le genti della Nurra, che in diversi secoli edificarono, uno sopra l’altro diversi templi, sempre più in alto, fino all’ultimo, quello più recente,  dotandolo di una rampa d’accesso, quasi a voler tendere verso l’alto, verso l’aere. Intorno al monumento svetta un menhir di 4 metri e altre pietre di forme particolari: una lastra forata interpreta come un tavolo per sacrifici e una grande pietra lavorata di forma sferica, forse legata al culto celeste. Intorno al monumento sorge un villaggio di capanne della cultura di Ozieri, la cultura del Neolitico recente della Sardegna (datata tra il 4000 e il 3200 a.C.) e diverse necropoli a domus de Janas. Qui furono ritrovati tanti piccoli idoli marmorei rappresentanti figure femminili stilizzate, in marmo e calcare: le figurine rappresentanti la cosiddetta Dea Madre.

  • Monte Forte in Nurra (Sassari

Un rilievo roccioso di quarziti scistose e macchia mediterranea, a 30 km dal centro abitato di Sassari, svetta nella Nurra, regione storica e piana agricola della parte Nord Occidentale della Sardegna.

Al Museo Archeologico di Sassari è conservata un’interessante epigrafe, proveniente dal Castello di Monteforte, ricordante il Giudice Mariano II d’Arborea e il castellano Betini Nazari de Lanfranchi, restauratori della rocca nel 1259 o nel 1274. La lapide fu ritrovata a fine XIX secolo a Monteforte, la cima di 464 metri sul livello del mare che domina l’intera Nurra assicurando un panorama a 360°. Tale punto di osservazione e controllo fu utilizzato nel medioevo giudicale o dai Giudici di Torres o dai Doria per edificarvi il castello. Oggi questo è un luogo isolato e remoto immerso nella macchia mediterranea, abitato da cinghiali e sorvolato da rapaci che conserva sulla sua cima i resti del castello medievale di Monte Forte, che doveva comporsi di una piccola corte, il corpo di fabbrica di due o tre ambienti e una muraglia curvilinea. Questo fu il castello, mentre più a valle, a circa un chilometro e mezzo, sorgeva il borgo, di cui ancora sono visibili i resti. La località è nota agli abitanti anche come Rocca della Bagassa (rocca della prostituta), un toponimo misterioso che getta forse qualche sospetto, a distanza di secoli, sulla moglie del castellano Betini Nazari de Lanfranchi, ma di più non ci è dato sapere e la vista che ci offre un simile luogo, che spazia fino all’Anglona, alla penisola di Stintino, all’algherese e al Logudoro non può far altro che spazzar via  qualsiasi sospetto sulla sua bellezza.

  • Torre Falcone a Stintino

Qui forse il confine, il limes naturale dell’isola. Il mare, il mare occidentale, quello più aperto, meno protetto, battuto dal maestrale, il “mare di fuori” come viene chiamato da pescatori e abitanti della zona.

Una torre spagnola-Aragonese è il baluardo del confine, del controllo della costa che fu fondamentale per i signori castigliani che occuparono l’isola per circa tre secoli. Da qui la vista spazia sull’intera penisola occidentale sarda, abbracciando il mare di dentro e il mare di fuori, ossia il golfo dell’Asinara e il Mar di Sardegna, oltre alla costa orientale gallurese e nelle giornate terse le cime della Corsica. Da qui imponenti scogliere, scavate e modellate, discendono sul mare, raramente calmo poiché sempre battuto dai venti.
Qui il confine dell’isola che guarda a occidente, qui lo sguardo arriva al mare, mosso dal vento e dall’aria salmastra, qui arriva il tramonto del sole sul mare e l’aria sembra diventare infinita.